Cosa è Taiji? È rotondo? Non importa che sia interno o esterno, sopra o sotto, sinistra o destra, non si discosterà mai da questa rotondità. Cosa è Taiji? È quadrato?
Non importa che sia interno o esterno, sopra o sotto, sinistra o destra, non si staccherà mai dal suo essere quadrato. Entra e esci con la rotondità, avanza e indietreggia in linea retta. Segui il quadrato ed armonizzalo con il cerchio per il davanti ed il dietro. Il quadrato è per l’apertura ed i movimenti estensivi mentre la rotondità è per l’azione stretta e compatta. Il cerchio ed il quadrato sono i movimenti di base. Cos’altro ci può essere oltre questi due? Quando si usano le mani si muoveranno secondo il proprio cuore, il proprio desiderio per raggiungere il più alto e penetrare il duro. Bisogna essere delicati, visibili, ma sembrare invisibili, sempre brillanti continuare senza poter essere mai fermati.
Nel Taijiquan il Taiji è rappresentato dalla mente. Questa mente può generare la rotondità dell’azione e della strategia. Ma questa mente può anche generare movimenti in linea retta e manovre. Il movimento circolare è considerato Yin nel Taijiquan, che permette di essere morbidi e quindi di neutralizzare la forza avversa. Il movimento diretto è considerato Yang, nel quale il movimento è diretto, senza esitazioni, permettendoci di muoverci rapidamente ed esprimere la forza. Il morbido è Yin, mentre il duro è Yang. Se si conosce Yin e Yang si conosce il Taijiquan.
Quando siete nella rotondità, si può, non solo dirigere e neutralizzare la forza avversa che cerca di colpire, ma si può anche attraverso il movimento a spirale di avvolgimento, raggiungere il centro dell’avversario. Quando si agisce in linea retta con azione diretta e veloce, si può avanzare, ritirarsi o muovere su un lato con il tempo e la velocità appropriati. L’azione ortogonale è ampia e estesa, mentre i movimenti rotondi sono più compatti ed eseguibili in uno spazio più ristretto e a più stretto contatto. Solo se si è capaci di usare questi due concetti di Yin e Yang con abilità, si potrà facilmente cambiare il sostanziale in insostanziale a proprio piacimento. Attraverso questa realizzazione, si può raggiungere un livello sufficiente nelle applicazioni del Taijiquan.
È interessante notare come il movimento circolare sia considerato yin e quello in linea retta yang. È interessante perché questo stabilisce un principio. Che nel complesso del movimento del Taiiquan essi si completano dando corpo alla sostanza del Taiji (principio-forza che genera lo yin e lo yang). Nel nostro caso la forza che genera questa separazione è la nostra mente , che più che decidere il movimento da compiere, segue la natura stessa del movimento con il suo Jin (forza) e i suoi propri attributi, una volta decisa la strategia. Nel praticante esperto, in vero la strategia non viene decisa, ma scaturisce dall’attitudine e dalla abitudine.
Altro elemento interessante è la comprensione che, questa lettura stimola la comprensione di una delle ragioni della trasformazione in epoca recente del Taijiquan da arte marziale a semplice movimento in sequenza con blandi ricavi dal punto di vista energetico e circolatorio ma con ampio riscontro dal punto di vista della affermazione spirituale e ritualistica,
Ovviamente l’aver eliminato la parte “quadrata”, ovvero la parte yang ha dimezzato la stessa arte, rendendola inefficace da ogni punto di vista, compreso quello dell’acquisizione dei vantaggi dal punto di vista energetico e salutistico in senso generale.
Infatti è questo quello di cui si tratta. Sembra evidente , anche osservando certe performance di praticanti per lo più occidentali, ma non solo, che la parte che manca è proprio il lato yang del movimento, quello che genera il raggiungimento del target nell’applicazione marziale, ma anche la naturale espressione finale del movimento che passa da una fase di raccolta (yin) ad una fase di liberazione e completamento (yang).Questa fase finale può tanto interessare l'emissione della forza (Fa-jin)per fini prettamente marziali, quanto il trasferimento della propria energia ad oggetti o, soprattutto persone a fini salutistici o medici.
Ambedue le fasi, difesa e preparazione e attacco e finalizzazione sono come ovviamente si deduce dal principio base del Taiji, composti a loro volta da una parte yin ed una yang.
Andando nello specifico, la parte yin, quella “tonda” è evidenziata da movimenti ampi o stretti di avvolgimento a spirale, atti a deviare un attacco incombente ed aprire la difesa dell’avversario, nonché sfruttando sempre il movimento di avvolgimento penetrare nella guardia dell’avversario e trovare il target finale. Tale movimento viene accompagnato da spostamento laterale o indietreggiante. I movimenti stessi di indietreggiamento , avanzamento e deviazione completano la fase difensiva, aggiungendo la fase Yang “quadrata” con movimenti appunto in linea retta. La seconda fase è la vera espressione finale dello “Jin” di ogni singolo movimento e applicazione. Esso serve a raggiungere il target finale che non necessariamente si esprime in un colpo ma può anche essere la fase finale di una proiezione o Qin Na.
Da notare che spesso la mano che colpisce è quella nascosta, o secondaria. (Suonare il liuto, Pugno sotto il gomito ecc…)
Ovviamente il movimento si può scomporre al fine di individuare il suo “Jing” che è l’espressione propria di ogni applicazione o movimento, completa del lato yin e yang. La si può definire e ricavare dalla interpretazione del movimento completo e dalla sua composizione. (Vedi 13 posizioni fondamentali e 18 chiavi del Taijiquan). Ma come si sa tutto si compone e ricompone sempre sulla base del principio Taiji. Quando si muove, divide. Non appena si arresta, riunifica. Dove arrestarsi non significa fermarsi per riposare, ma fermarsi a contemplare il risultato dell’esecuzione e prepararsi a reagire ancora.
Compreso questo le applicazioni non saranno più un mistero!