(La chiave di) Peng (parare)è sulle due braccia. (La chiave di) Lu (ruotare all’indietro)è nelle palme delle mani. (La chiave di) Ji (premere) è sul dorso delle mani. (La chiave di) An (spingere) è nella vita. (La chiave di) Cai (placcare) è nelle dieci dita. (La chiave di) Lie (dividere)è negli avambracci. (La chiave di) Zhou (gomito) è nel piegamento. (La chiave di) Kao (sbalzare) è nelle spalle e nel torace. (La chiave di) Jin (avanzare) è nell’agitare le mani come nuvole. (La chiave di) Tui è nel voltare gli avambracci (come in respingere la scimmia). (La chiave di) Gu (fare attenzione) è in un terzo davanti. (La chiave di) Pan (osservare) è in due terzi nel posteriore. (La chiave di) Ding ( stabilità)è nella calma. (La chiave di) Zhong (centro) è sui due lati (equilibrio). (Il problema di) Zhi (ristagno) è nel doppio peso. (La chiave di) Tong (scioltezza) è nella semplice leggerezza. (La chiave di) Xu (insostanziale) è nella difesa. (La chiave di) Shi (sostanziale) sta nella spinta (in avanti)
Quando si manifesta il jin di Pèng (掤勁) (parare), le due braccia sono esposte ad arco. Insieme al torace, formano un jin rotondo. Pertanto, oltre che la posizione dell’arrotondare le braccia, il torace deve essere leggermente contenuto e la schiena arcuata (Han Xiong Ba Bei) . Una volta fatto questo, si acquisterà una posizione di vantaggio per la propria difesa. Quando si esegue il jin di Lǚ ( 勁履) (tirare indietro ruotando), il successo dell’esecuzione della tecnica, dipende dalla sensibilità delle proprie palme delle mani. Se le palme sono sensibili, si può sentire in anticipo la forza dell’avversario che viene e guidarla verso il vuoto. Quando si preme in avanti con il jin di Jǐ (勁擠) (premere), la forza dovrebbe essere concentrata sul dorso delle mani. Quando si usa il jin di An (勁按) (spingere o premere verso il basso), anche se il contatto con l’avversario avviene sui polsi o gli avambracci dell’avversario, l’obiettivo del nostro attacco deve sempre essere l’area della vita. Questo è uno dei principali scopi del jin di An. Inoltre, quando si applica il jin di An, la forza della spinta verso il basso viene dalla raccolta dell’area dei nostri fianchi e della vita. Quando ci si raccoglie all’indietro verso il basso, si acquista radicamento e la tecnica diviene efficace.
Quando si applica lo jin di Cǎi (勁採) (placcare), l’efficacia con la quale si riuscirà a controllare le giunture dell’avversario, come i polsi, gomiti, le spalle, dipende dalla sensibilità e dalla forza delle dita. Le dita devono essere forti come gli artigli d un’aquila. Una volta che le dita hanno afferrato le giunture del’avversario, non le perderanno più. Ciò nonostante, una volta applicato il jin di placcare, non bisogna trattenere la presa sulle giunture dell’opponente. Quando si afferra si diventa rigidi. Quando ciò avviene, il Qi ristagna e comincerà una mutua resistenza con l’avversario. Naturalmente questo fornirà al vostro avversario l’opportunità di individuare e connettersi con le nostre radici e gli darà la possibilità di distruggerle. Quando si placca, quindi, il controllo deve essere fermo ma allo stesso tempo rilassato.
Quando si applica il jin di Liè (勁列) (dividere), la forza si manifesta negli avambracci. Al fine di generare un jin forte e bilanciato, mentre un braccio attacca, l’altro si apre nella direzione opposta per bilanciare l’azione di apertura del braccio che attacca. Per usare il jin di Zhǒu (勁肘) (gomito), sia per neutralizzare l’avversario che cerca di afferrare o placcare il nostro gomito, o attaccare con un colpo o un Qin Na, il gomito deve sempre essere piegato. Quando si usa il jin di Kào (勁靠) (sbalzare), si possono usare mole parti del corpo per generarlo. Quella più efficace, in genere, sono le spalle. Inoltre, quando si attacca, l’obiettivo più efficace è costituito dal torace dell’avversario. Questo infatti permetterebbe di sbalzare efficacemente l’avversario e sbilanciarlo con facilità.
Quando si avanza 進步(Jin Bù), bisogna essere sicuri di aver sotto controllo le braccia dell’avversario e aver immobilizzato la sua attività. Il miglior modo di farlo è usare “Muovere le Mani come Nuvole” per bloccare i gomiti dell’avversario. Quando si indietreggia 退步 (Tui Bù), bisogna neutralizzare la forza dell’attacco che arriva, ruotando le proprie mani verso l’alto, come mostrato in “Respingere la Scimmia”. In questo caso il braccio dell’avversario che ci attacca verrà neutralizzato e guidato via.
Quando decidiamo di iniziare una azione alla nostra sinistra 左顧 (Gu Zuo) (stare attenti a sinistra), bisogna porre il 30% dell’attenzione in avanti per evitare l’azione dell’avversario. Mentre se si decide di iniziare una azione alla nostra destra 右盼 (Pàn Yòu) (guardare a destra), il 70% dell’attenzione deve andare dietro. In effetti non è semplice interpretare questa parte dello scritto tramandatoci da Yang Ban Hou.
La stabilità 中定 Dìng Zhōng (equilibrio centrale), può essere ottenuta dalla percezione prolungata nel tempo. In cinese, quando si ha un vuoto nel proprio fitto calendario, lo si chiama “Xian Xi” che significa “tempo libero”. Significa che al fine di ottenere la stabilità, bisogna essere capaci assolutamente di restare calmi e presenti per affrontare facilmente la situazione. Questo permetterà di ottenere ulteriore energia e tempo necessario per ottenere il radicamento. Se ci si trova in una posizione pericolosa, difficilmente si riuscirà a mettere in atto gli sforzi necessari ad ottenere stabilità e radicamento. Per ottenere l’equilibrio centrato necessario, bisogna afferrare il concetto di bilanciamento. Il bilanciamento nasce anche dalla necessaria sensibilità verso i lati.
Il ristagno nell’applicazione delle tecniche, deriva in genere dal problema del “doppio peso”, (mutua resistenza). Doppio peso è la situazione che si crea quando l’avversario pone il proprio peso contro di noi (preme o spinge), e noi ci opponiamo a nostra volta con una spinta, una forza. Quando avviene questo, si genera una mutua resistenza e l’esecuzione delle tecniche si blocca.
Al fine di eseguire le tecniche con fluidità e scorrevolezza, bisogna comprendere una semplice parola: leggerezza. Quando si è leggeri, si riesce ad essere agili e la risposta all’attacco dell’avversario sarà rapida, fluida e senza esitazioni. Quando ci si trova in una situazione insostanziale, bisogna porre maggiore attenzione alla difesa. Mentre quando si decide di assumere una posizione sostanziale di attacco, la decisione deve essere precisa e l’azione veloce, fiduciosa e potente. Se si esita, il proprio attacco sostanziale non risulterà efficace.